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lunedì 1 agosto 2016

Mons.Bernardini arciv. di Smirne:«Non si conceda mai ai musulmani una chiesa per il culto, per loro è la prova della nostra apostasia»

«Non si conceda mai ai musulmani una chiesa per il culto, per loro è la prova della nostra apostasia»
di Piero La Porta

L’Arcivescovo di Smirne (Turchia), Mons. Germano Bernardini, fece un intervento al Secondo Sinodo di Vescovi d’Europa  il 13 ottobre 1999. Il testo scritto fu consegnato alla segreteria del Sinodo sul problema dell’Islam. Ecco il testo integrale.

«Santo Padre, Eminenze, Eccellenze,
vivo da 42 anni in Turchia, paese musulmano al 99,9%, e sono arcivescovo di Izmir – Asia Minore – da 16 anni. L’argomento del mio intervento è quindi scontato: il problema dell’Islam in Europa ora e nel prossimo futuro. Ringrazio Mons. Pelatre e chi ha già parlato sull’argomento in questo prestigioso consesso, dispensandomi così da lunghi esami e dalle relative interpretazioni.

Il mio intervento è fatto soprattutto per rivolgere al S. Padre un’umile richiesta. Per essere breve e chiaro, prima riferirò tre casi che, data la loro provenienza, reputo realmente accaduti.

1°  - Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano (ndR, secondo fonti attendibili era Sadat Anwar (1918-1981), presidente della repubblica egiziana dopo la morte di Nasser-1970. Sadat venne assassinato dalla corrente integralista dei Fratelli musulmani, che pensavano invece ad una lotta armata), rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse ad un certo punto con calma e sicurezza: «Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo».
C’è da crederci perché il “dominio” è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi cristiani dell’immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista?

2° - In occasione di un altro incontro islamo-cristiano, organizzato come sempre dai cristiani, un partecipante cristiano chiese pubblicamente ai musulmani presenti perché non organizzassero almeno una volta anche loro incontri del genere. L’immancabile autorevole musulmano presente rispose testualmente: «Perché dovremmo farlo? Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare».
Un dialogo tra sordi? E’ un fatto che termini come “dialogo”, “giustizia”, “reciprocità”, o concetti come “diritto dell’uomo”, “democrazia”, hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro.
Ma questo credo che sia ormai riconosciuto e ammesso da tutti.


3°  - In un monastero cattolico di Gerusalemme c’era – e forse c’è ancora – un domestico arabo musulmano. Persona gentile e onesta, egli era molto stimato dai religiosi che ne erano ricambiati. Un giorno con aria triste egli dice loro: «I nostri capi si sono riuniti e hanno deciso che tutti gli “infedeli” debbono essere assassinati, ma voi non abbiate paura, perché vi ucciderò io senza farvi soffrire».
Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre a imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose.
Sarebbe ingenuo sottovalutare o, peggio ancora, sorridere sui tre esempi che ho riferito; a me pare che si dovrebbe riflettere seriamente sul loro drammatico insegnamento.

Non è pessimismo il mio, nonostante l’apparenza. Il cristiano non può essere pessimista perché Cristo risorto e vivente; Egli è Dio, a differenza di ogni altro profeta o preteso tale. La vittoria finale sarà di Cristo, ma i tempi di Dio possono essere molto lunghi, e di solito lo sono. Egli è paziente e aspetta la conversione dei peccatori: nel frattempo invita però la Chiesa a organizzarsi e a lavorare per affrettare l’avvento del suo Regno.

E ora vorrei fare al Santo Padre una proposta seria: organizzare quanto prima se non un Sinodo, almeno un Simposio di vescovi e operatori della pastorale fra gli immigrati, con particolare riferimento agli islamici, allargandolo ai rappresentanti della chiesa riformata e agli ortodossi. La sua organizzazione potrebbe essere affidata alla CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, ndR) che ha in materia una lunga e collaudata esperienza, in collaborazione con la KEK (Conferenza delle Chiese europee, ndR).

Il Simposio dovrebbe servire per approfondire insieme il problema degli islamici nei paesi cristiani, e trovare così una strategia comune per affrontarlo e risolverlo in maniera cristiana e obiettiva. E’ indispensabile trovarsi d’accordo sui principi, ance se poi la loro applicazione varierà secondo i luoghi e le persone. Nulla è dannoso come il disaccordo sui principi!

Termino con un’esortazione che mi è suggerita dall’esperienza: non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia. Grazie. Dixi»

Mons. Germano Bernardini, al termine del Sinodo tornò a Smirne. All’età di 75 anni si ritirò a vita privata.



Fonte: ilTimone

lunedì 18 luglio 2016

Basta. Dopo Nizza, basta con le stupidaggini. (un'analisi di Bruce Bawer)

Basta. Dopo Nizza, basta con le stupidaggini 
Analisi di Bruce Bawer

(Tradotto dal City Journal del 16 luglio 2016 da Laura Camis De Fonseca)

Basta con la bandiere su Facebook in segno di solidarietà. Basta con empatici hashtags su Twitter. Basta con le dichiarazioni retoriche di capi di stato su come “ i terroristi non sono riusciti a metterci gli uni contro gli altri’. Basta con le altrettanto retoriche dichiarazione di altri capi di stato per esprimere sostegno ai ‘nostri alleati nel momento del lutto’. Basta ai richiami all’amore davanti all’odio, basta alle sfilate con le candele contro l’assassinio. Basta esclamazioni di dispiacere e scosse di testa davanti all’orribile morte – come se le persone fossero morte per un eccezionale disastro naturale, un tornado o uno tsunami – cui segue il ritorno alla normalità entro un paio di giorni. Fino alla volta successiva, naturalmente.

Basta con l’analisi psicologica di ogni nuovo jihadista, alla ricerca di problemi di famiglia o di lavoro che possano spiegare perché 'è diventato violento ed estremista’. Basta con le pensose affermazioni che ‘questo non ha nulla a che vedere con l’Islam’, che una manciata di cattivi si è impadronita di una ‘religione di pace’ , ma la grande maggioranza del miliardo e mezzo di Islamici sono, ovviamente, persone pacifiche che ‘rifiutano questi comportamenti’. Basta con l’abile diversione del discorso sulla questione del controllo delle armi in America, o l’omofobia in America, o qualunque altra diversione appaia possibile per l’occasione. Basta con l’accusare gli ipotetici fallimenti dell’Europa nell’integrare e accettare gli Islamici o nel dargli lavoro, o la ipotetica povertà dei Musulmani, la loro alienazione, frustrazione, mancanza di prospettive.

Il luogo dell'attentato a Nizza
Basta con i giornalisti che si torcono le mani, ritti a pochi metri dai cadaveri, al pensiero delle possibili ‘ripercussioni’ sui Musulmani (che non si avverano mai). Basta con le dichiarazioni da parte di funzionari americani che soltanto menzionare l’Islam in connessione con il terrorismo islamico è ‘pericoloso e controproducente’, perché ci aliena le simpatie degli alleati islamici e delle comunità islamiche del cui aiuto abbiamo bisogno per combattere il problema di cui non osiamo dire il nome. Basta con le rispettose interviste in TV a rappresentanti di ‘organizzazioni islamiche per i diritti civili’ che hanno dato prova più e più volte di essere coperture del terrorismo.

Basta con le oltraggiose bugie dei governi e dei media che, quasi 15 anni dopo l’11 settembre, tengono tanti Americani vergognosamente all’oscuro della realtà in cui viviamo. Basta con i derisori tentativi quotidiani da parte degli stessi governi e media di tenere sottomessi gli Americani obbedienti con la paura che, se osano definire apertamente il problema, saranno cacciati per sempre nell’oscurità, fuori dalla buona società, divenendo impresentabili come collaboratori e come amici. Basta con la tirannia sociale da parte di coloro che (per codardia, o per impotenza, o per mancanza di senso di responsabilità nel mantenere il prezioso dono della libertà per cui combatterono i loro antenati, o per incomprensibile mancanza di interesse per il mondo in cui vivranno i loro figli e i loro nipoti) trattano come nemici non coloro che cercano di ammazzarli, ma coloro che osano dire apertamente la verità.

Bruce Bawer
Basta con l’ignoranza. Un paio di settimane fa Adam Carolla registrò il suo podcast – uno dei più popolari su internet – in una platea di persone ad Amsterdam. Carolla, che viene da Los Angeles, chiese ai residenti com’è la vita in Olanda. Gli fecero un ritratto tutto roseo. Domandò delle religioni, gli rappresentarono un paese di quasi utopistica secolarità, privo di credi reazionari. Nascondendo così nella fogna della memoria il ricordo di Pim Fortuyn, Ayaan Hirsi Ali, Theo Van Gogh, Geert Wilders. Carolla non trovò nulla da obiettare. Ma soltanto l’altro ieri in un’intervista sul podcast di Joe Rogan (ancora più ascoltato di quello di Carolla) il conservatore Milo Yiannopoulos, omosessuale, ha presentato alcuni fatti fondamentali che tutti dovrebbero conoscere negli USA, se i media di massa facessero il loro dovere – fatti sul tasso di stupri commessi da Musulmani in Norvegia, sul livello di astio anti omosessuale nelle comunità islamiche e sul lavoro sistematico dei governi europei per nascondere questi ed altri fatti irritanti. Rogan, che non è uno stupido ed ha intervistato centinaia di persone per imparare a conoscere il mondo, era scioccato.

Negli anni dopo l’11 settembre i grandi atti di terrorismo accadevano più o meno una volta l’anno, con larghi intervalli di tempo fra l’uno e l’altro, che permettevano di credere che tutto andasse bene, che si potessero dire benevole stupidaggini. Ora sono così frequenti, così l’uno sull’altro, che fatichiamo a ricordarli tutti. L’unico vantaggio è che è sempre più difficile continuare a far finta di niente.

Il tempo dello shock è terminato. E’ terminato il tempo per accumulare fiori e candeline e animaletti di pezza sui luoghi dell’abominio. Cessino le bugie, l’ignoranza e le illusioni, si affrontino i fatti. Il libero e civile Occidente è da anni oggetto di una guerra di conquista, condotta con molti mezzi, di cui uno è il terrorismo, da parte di Islamisti che predicano la sottomissione, l’intolleranza, la brutalità – mentre i nostri media e i nostri leader, con poche eccezioni, continuano a condurre un gioco la cui fatuità, indecisione e vigliaccheria diventano sempre più ovvie. Ma dopo Nizza basta.


Fonte: Informazionecorretta.com

venerdì 9 gennaio 2015

Charlie Hebdo. Un'analisi di padre Samir: «I musulmani sanno che non basta dire: “Non c’entra con l’islam”»

In un’analisi pubblicata su AsiaNews padre Samir Khalil Samir, gesuita arabo, docente di storia araba e islamologia all’università di Beirut, si sbarazza in poche righe delle critiche stupide (islam=terrorismo) ma non chiude gli occhi davanti ai fatti, cercando di capirne l’origine: «Almeno l’80% degli attacchi terroristi nel mondo avviene in nome dell’islam, per difendere la fede, il profeta… e questo stile si diffonde sempre di più, anche in Occidente».

Ecco cosa scrive padre Samir:

C'è una guerra interna all'islam 
e i politici occidentali non difendono 
la cultura europea

di Samir Khalil Samir

L'odio fra sciiti e sunniti aumenta sempre più, con questi ultimi che riconquistare il potere che hanno perduto in Iraq, in Libano, in Siria... L'islam dovrebbe affrontare a fondo le tematiche della modernità: l'interpretazione di fondo del Corano, la non violenza, la libertà di coscienza, ma nessuno osa farlo. L'occidente dovrebbe chiedere agli immigrati di entrare nel sistema esistente qui, integrandovi dal punto di vista economico, politico, sociale. E controllare le moschee, come fanno i Paesi musulmani. 

Beirut - Subito dopo l'attacco di Parigi, al giornale Charlie Hebdo, le Comunità musulmane di Francia hanno emesso un comunicato molto equilibrato e ragionevole. Ma tutte queste dichiarazioni mostrano un certo imbarazzo: essi sanno che non basta dire "Questo non c'entra con l'islam". Perché i fatti danno loro torto: almeno l'80% degli attacchi terroristi nel mondo avviene in nome dell'islam, per difendere la fede, il profeta.. e questo stile si diffonde sempre di più, anche in occidente.

Ho parlato ieri con un imam di Parigi e mi ha detto che nella capitale francese hanno iniziato una scuola per imam. Vi sono oltre mille iscritti. In questa scuola si vuole orientare gli imam a conoscere la cultura occidentale, a integrarsi.

Questa è una notizia importante  perché nell'islam, tutto parte dagli imam. In Europa gli imam e i predicatori delle moschee sono pagati dai loro Paesi di origine. Ora in Francia vogliono creare un islam autoctono, che assimili i valori occidentali della Francia.

Ma questo contrasta con la maggioranza dei musulmani attivisti, secondo cui questo occidente è un nemico, e l'islam è un sistema che va diffuso, anche con la violenza.

Di fatto, in Medio oriente e in Europa si scontrano due modi di vedere l'islam.

Se guardiamo al Medio oriente e oltre, ci accorgiamo di quanto forte è la contrapposizione e la violenza fra sunniti e sciiti.

Ho incontrato un imam che era di Mosul. E' uno sciita che ha avuto la sua famiglia uccisa dai fondamentalisti sunniti. Ora è emigrato a Najaf, dove il grande ayatollah Alì al Sistani ha costruito un villaggio per accogliere sciiti e cristiani fuggiti da Mosul.

L'odio fra sunniti e sciiti aumenta sempre più, soprattutto quello della sunna contro gli sciiti considerati apostati. In mezzo a questi due ci sono le minoranze: cristiani, yazidi, curdi, ecc... E' una lotta dei sunniti per riconquistare ciò che hanno perduto: l'Iraq guidato da sciiti; la Siria guidata da alauiti; gli Hezbollah sciiti in Libano, più potenti dell'esercito regolare...

Quello dei sunniti è un tentativo di riprendere spazio, considerando se stessi l'autentica forma dell'islam.

E' un lotta anzitutto all'interno dell'islam, che poi si riversa sulle minoranze e sull'occidente, come colui che ha promosso Israele, che è secolarizzato, ecc..

Ma è il nemico più lontano. Il fatto più scottante è la lotta interna per chi propaga l'islam più autentico.

Perfino in Libano c'è questa forte tensione. E per questo tutte e due le comunità musulmane chiedono ai cristiani di rimanere perché facciano da cuscinetto. Se in Libano non ci fossero i cristiani, sarebbe già guerra fra sunniti e sciiti.

L'islam dovrebbe affrontare a fondo le tematiche della modernità: l'interpretazione di fondo del Corano, la non violenza,  la libertà di coscienza, ma nessuno osa farlo.

La non violenza

Una prima cosa che varrebbe la pena accettare da parte di tutti è il principio della non violenza. Tutti i musulmani affermano che "l'Islam è pace", che non è violento, ecc...

Le vignette di Charlie Hebdo, ad esempio, sono una cosa vecchia, di alcuni mesi fa. D'accordo, i disegni sono ironici, sarcastici, scurrili perfino, ma voi musulmani perché dovete rispondere con la violenza? Perché a uno scritto non rispondere con uno scritto?

In passato (nel 2006) Charlie Hebdo aveva presentato Maometto con una bomba al posto del turbante. Ma io dico ai miei amici musulmani: Come rappresentate voi Maometto? Con la spada. Al museo di Istanbul vi sono addirittura due spade considerate appartenute al profeta. E l'Arabia saudita, il Paese custode dei luoghi santi dell'islam, cosa ha sulla sua bandiera? Due spade! Allora io dico: quelli di Charlie Hebdo hanno solo modernizzato la figura di Maometto. Una volta vi erano le spade; oggi ci sono le bombe!

Finché l'islam, invece di battersi contro gli altri -  apostati, cristiani, occidente, atei -  non fa un'autocritica e riconosce che il problema è al suo interno, non se ne viene fuori e i Paesi islamici saranno sempre più caratterizzati dalla guerra fra di loro.

Anche gli scontri che avvengono in Africa, nei Paesi arabi mediterranei e al confine con il deserto del Sahara sono scontri interni all'islam.

Vorrei dire agli amici musulmani: affrontate i problemi, fate l'autocritica, ripensate l'islam per oggi, reinterpretate le parole del profeta.  Anche nella Bibbia vi sono versetti che inneggiano alla guerra. Ma tutti noi comprendiamo che occorre reinterpretarle e non prenderle alla lettera.

Bisogna tenere conto che siamo ormai nel XXI secolo. Chi paga in queste guerre sono i semplici, le minoranze, chi non ha difese.

L'Arabia saudita

Lo scontro fra sunniti e sciiti si coagula anche nella lotta fra Arabia saudita e Iran. Qui alla religione si aggiungono problemi economici, strategici, geopolitici, di dominio...

Bisogna dire all'Arabia saudita che ormai viviamo nel XXI secolo: come è possibile, per esempio,  negare alle donne il diritto di guidare l'auto da sole?  Che le donne non abbiano ancora il diritto di votare a livello nazionale?

Ora, chi compie queste cose - l'Arabia saudita - lo fa come l'autentico interprete dell'islam, in nome dell'islam. E questo disgusta tutti, anche i musulmani.

Se tu fai queste cose in nome della religione, allora non protestare se io attacco la tua religione che ti porta a umiliare così tanto un essere umano.

Se tu parli con i musulmani ti dicono: Sì, certo l'Arabia saudita è un Paese reazionario, retrogrado.. Ma siccome i sauditi offrono miliardi ai diversi Paesi, alla fine tutti loro dicono: "Dio benedica l'Arabia saudita!".


 L'occidente che non sa cosa fare

E in occidente? Il problema del rapporto coi musulmani, c'è perché molti di loro non si vogliono integrare, dato che l'islam è un sistema, non solo una religione. Diversi di loro - la maggioranza - cercano di integrarsi, ma lo fanno lentamente. In Francia erano più integrati gli algerini di 50 anni fa che gli emigrati di oggi.

Ora, in Francia, in quasi tutto il Paese ci sono scuole e supermercati dove si offre cibo halal. E per semplificare, ormai anche nelle scuole e nei supermercati spesso si vende solo roba halal, che è mangiabile anche dai non musulmani.

Questo porta a vedere i musulmani come una minaccia, che rischiano di cancellare i propri valori occidentali (fra cui vi è anche il mangiare carne di maiale). E vedendo che i musulmani si organizzano in gruppi attivisti, anche gli occidentali si organizzano in gruppi con slogan anti-islamici.

Va detto che i politici europei non affrontano mai il problema. Essi dovrebbero dire ai migranti: Siete benvenuti. Noi vi accogliamo fraternamente anche perché siamo di tradizione cristiana. Se volete, potete stare qui, ma dovete integrarvi, potete praticare la religione che volete,  o potete essere atei,  ma dovete entrare nel sistema esistente qui, integrandovi dal punto di vista  economico, politico, sociale, culturale.

Purtroppo i politici preferiscono non mettere il becco e predicare solo una vaga accoglienza, ricacciando la cultura europea a livello privato.

In generale vedo che in molte parti dell'Europa esiste un'accoglienza molto forte verso i migranti. E anche fra i musulmani vi è apertura. Ma vi è un nucleo di islamici che rifiuta l'integrazione e che la combatte.

Per vigilare su questo aspetto, occorre controllare le moschee. A prima vista questo è contrario al nostro spirito europeo, di distinzione fra Stato e religione. Ma le moschee nell'islam non sono soltanto un luogo di preghiera. Esse sono un luogo d'indottrinamento e di indicazioni politiche, talvolta anche dannose verso la comunità. Per questo lo Stato europeo dovrebbe controllarle, come si fa in tutti i Paesi musulmani. Nel mondo islamico le moschee sono le prime realtà che vengono controllate.

Quest'ultimo esempio mostra che purtroppo, di fronte alle pretese certezze dei gruppi islamici organizzati, vi sono ancora molte incertezze nel mondo occidentale.

In breve, ci vuole apertura agli emigrati, e in particolari ai musulmani, e nello stesso tempo esigenze di integrazione socio-culturale, per evitare i conflitti e le umiliazioni.



Fonti; Asia News e Tempi

sabato 17 novembre 2012

Israele sotto attacco. Due interviste: Jonathan Schanzer ed Amos Oz.


Riportiamo sempre riguardo ai venti di guerra che arrivano da Israele, due interessanti interviste. La prima per La Stampa a Jonathan Schanzer (ex analista di intelligence sul Medio Oriente del ministero del Tesoro) a cura di Maurizio Molinari. La seconda per il Corriere della Sera ad Amos Oz (uno degli intellettuali più influenti e stimati di Israele) a cura di Francesco Battistini:


1. Jonathan Schanzer: " I raid elimineranno i Qassam: non serve l’attacco di terra "


L’ Egitto ha tentato di risolvere la crisi ma non c’è riuscito ed a rafforzarsi è stato l'Iran»: così Jonathan Schanzer, l’ex analista di Intelligence sul Medio Oriente del ministero del Tesoro oggi direttore politico della Fondazione per la difesa della democrazia a Washington, legge quanto sta avvenendo a Gaza.

Perché Morsi ha inviato il proprio premier nella Striscia?

«Lo ha fatto cedendo alle forti pressioni americane. Il presidente Obama vuole che sia l’Egitto a risolvere la crisi di Gaza e Morsi ha compiuto un gesto per riuscirci».

Ma la missione sembra fallita, ora quali scenari si aprono?

«Obama ha chiamato il leader turco Ergodan sperando che abbia maggior successo con Hamas ma più a lungo dura la crisi più a rafforzarsi è l'Iran».

Qual è il motivo?

«I razzi lanciati da Hamas contro Tel Aviv e Gerusalemme sono di produzione iraniana. Dimostrano che Teheran sta rifornendo Hamas con armi simili a quelle che ha fatto arrivare, in maggior numero, agli Hezbollah in Libano. Se Morsi non riesce a porre termine agli attacchi, la crisi spingerà sempre più Hamas nelle braccia degli iraniani».

Ciò significa che vi sarà un'invasione israeliana?

«Non credo. L’intenzione di Israele è stata sin dall’inizio di distruggere tutti i depositi di razzi iraniani consegnati a Hamas. Hanno pressoché terminato l’opera. Fra 48 ore tutti i loro obiettivi saranno raggiunti. Ciò significa che se Hamas cesserà di lanciare razzi tutto rientrerà in fretta».

Gli accordi di pace di Camp David fra Egitto e Israele ne escono indeboliti?

«Sin dall’elezione di Morsi alla presidenza l'Egitto discute sulla revisione degli accordi di pace con Israele. C’è una evidente volontà di arrivarci da parte dei Fratelli Musulmani ma gli israeliani hanno fatto capire con chiarezza che non è disposta ad addentrarsi su questo terreno. E gli Stati Uniti sono decisamente contrari. Morsi non può far a meno degli ingenti aiuti economici americani e internazionali. Dunque ritengo che, a dispetto di una retorica molto aggressiva nei confronti di Israele, non arriverà a denunciare gli accordi di pace del 1979».

Le relazioni fra Obama e Morsi ne escono indebolite?

«In questo momento gli Stati Uniti vogliono soprattutto che Hamas cessi il lancio dei razzi e dunque questo è ciò che chiedono a Morsi ma quando tutto sarà finito vorranno appurare se l’Egitto era o meno a conoscenza dell’inizio dell’offensiva dei razzi. Se ciò fosse vero le relazioni bilaterali sarebbero messe a dura prova e il Congresso di Washington potrebbe decidere di intervenire sugli aiuti economici annuali che sostengono tutt’ora l’economia egiziana».







2. Amos Oz: " Siamo sotto attacco dal 2006 Netanyahu ha dovuto reagire "

L'opinione di Amos Oz coincide con quella di A. B. Yehoshua. Ne tengano conto i pacifinti italiani sempre schierati contro Israele. Amos Oz e A.B. Yehoshua, critici con tutti i governi israeliani, condividono le scelte di Netanyahu.

Ecco l'intervista:

GERUSALEMME

Amos Oz, stanno osando l'inaudito: razzi su Gerusalemme… È il gps di Hamas che funziona male o c'è una strategia? 

«Mi piacerebbe che fosse il gps… Ma temo che sia una cosa intenzionale. Sono in macchina, sto ascoltando la radio militare e dicono che l'obbiettivo era quello di colpire la Knesset».
Ma se poi colpiscono la moschea Al Aqsa? In ogni caso, il venerdì, alla Knesset non c'è nessuno…Non possono sapere tutto».

Possiamo già chiamarla la Seconda guerra di Gaza?

«Consiglierei prudenza. È lo scorrere dei giorni a dare la forma a una guerra».

Con la calma di chi ha visto di peggio, chiuso in un carro armato nei Sei giorni del 1967 e sulle alture del Golan. Con la leggera sapienza di chi sa che da queste parti «la vita fa rima con la morte», titolo d'un suo libro. Con l'autorevolezza tranquilla di chi ha fondato Peace Now israeliano, e per lo Stato palestinese si batteva già quarant'anni fa. All'ora dei missili e delle bombe, con tutte queste cose caricate in auto, il più grande scrittore israeliano se ne va verso Sud. Destinazione Arad, casa sua, deserto del Negev: «Ero a Tel Aviv giovedì pomeriggio, quand'è caduto il primo razzo. Me ne vado, ma non per paura. Perché è il weekend…».

Curioso, però: fra tanto sparare, il mondo s'impressiona se un Fajr solca il cielo di Tel Aviv…

«Finora a Gaza sono morte più di venti di persone, per la maggior parte erano tutti miliziani di Hamas. Gli aerei israeliani stanno facendo di tutto per colpire il meno possibile obbiettivi civili. Hamas, no: il suo scopo è fare morti fra la gente comune, perché sa che l'effetto è maggiore. Ecco perché un missile su Tel Aviv non è solo un missile su Tel Aviv».

Il coinvolgimento delle grandi città può cambiare le strategie?

«Un morto a Tel Aviv non è più importante d'un morto a Sderot. La differenza sta nella densità dei centri colpiti, nel numero di vittime. Per questo sparano al bersaglio grosso».

La chiamano dall'estero per sapere che succede?

«Sì. E io spiego che Israele si trova sotto l'attacco continuo di questi razzi almeno dal 2006. Quale Paese sopporterebbe dodicimila missili in sei anni? Bisognava reagire, non c'era alternativa se non con un attacco aereo che è sproporzionato solo per chi non ha provato a stare qui in questi anni. Però adesso sono contrario all'ingresso via terra coi carri armati: a Gaza è facile entrare, ma non è facile uscirne».

Anche nel 2008, Piombo Fuso doveva essere un'operazione risolutiva…

«E infatti allora si fece l'attacco via terra, un errore. Penso che Netanyahu farà di tutto per evitare di ripeterlo: quattro anni fa, le ferite furono molto profonde, anche psicologiche».

Il caso Shalit, la mediazione egiziana dimostrano però che, al di là della retorica, con Hamas si può parlare…

«Si può parlare con Hamas, ma dipende da come e su che cosa. Hamas non ci vuole vivi, continua a ripetere che non dobbiamo stare qui. Non c'è dialogo con chi mette in discussione la tua presenza».

L'Egitto dei Fratelli musulmani ci crede.

«L'Egitto s'è posto come intermediario. Ma è difficile lo possa fare un governo che dà tutte le ragioni a Hamas e tutti i torti a Israele. È meglio se si leva: serve un altro mediatore, più neutrale. Nemmeno la Turchia può avere questo ruolo».

Quanto dura questa Colonna di fumo?

«La risposta è solo nella testa di Hamas. L'operazione militare terminerà quando finiranno i missili. Non ci sono molti retroscena, non c'entrano niente il voto alla Casa Bianca o quello israeliano in gennaio, di cui sento parlare: sono bombe legate a un'emergenza da risolvere».

C'è un dato politico, però. In quattro anni, Netanyahu è riuscito a rompere con Obama, con la Turchia, con l'Egitto, ha congelato il dialogo coi palestinesi… È il leader adatto?

«Lei sa quanto io sia un oppositore di Netanyahu. A gennaio voterò contro di lui. Sul piano politico, non ha mai tentato un accordo coi palestinesi. E sul piano sociale, s'è rivelato un primo ministro al servizio dei ricchi. Ma questo non m'impedisce di dargli ragione sul problema di Gaza».

Ma è lecito sigillare in quel modo un milione e mezzo di persone e pretendere che non reagiscano?

«Gl'israeliani stanno rifornendo la Striscia di cibo e di benzina anche in questi giorni, il valico egiziano di Rafah è aperto: non accetto che si dica che quella è una prigione a cielo aperto per colpa d'Israele. Vedo molta ipocrisia su questo tema: da quando a un povero, per quanto povero, è riconosciuto il diritto d'uccidere gente innocente?».

L'Obama II sarà una sorpresa per il Medio Oriente?

«Non ci sono soluzioni a sorpresa, qui. Quello che Obama può fare, è aiutare Abu Mazen e Netanyahu a negoziare fra di loro. Con pazienza. E lasciando perdere Hamas».

Israele sotto attacco. Due articoli: Fiamma Nirenstein e Dimitri Buffa


Da Il Giornale il racconto di Fiamma Nirenstein su ciò che accade in Israele :

 " Su Gerusalemme piovono i razzi. Su Israele l’odio "

La mia amica Ruthie che vive al cen­tro di Gerusalemme credeva che fos­se la sirena che annuncia l’ingresso di Shabbat, quando la gente si sorride, au­gura Shabbat Shalom, popolo di Israele, un sabato di pace. Invece era la sirena che annuncia l’arrivo di un missile, chissà in che punto, chissà che cosa, chi colpirà, cor­ri, hai quindici secondi per trovare un tetto di cemento. Ruthie ha capito dopo un po’ che quella sirena era troppo lunga, troppo ululante, e che lei era troppo lontana da un rifugio, così si è accucciata sotto le scale co­me consiglia la radio.

L’ultima volta che Ge­rusalemme è stata colpita, nel 1990, i pale­stinesi sui tetti, nonostante i loro fratelli vi­vano in una parte di Gerusalemme, invita­vano Saddam Hussein a colpire. Adesso si odono spari e botti di gioia da Gerusa­lemme est perché gli ebrei vengono colpiti.

È dalla fondazione dello Stato che a causa di un odio tetragono, religioso, e an­che di una irresponsabile in­comprensione da parte occi­dentale delle ragioni di Israele, che esso combatte assalitori pieni d’odio da ogni parte. Diffi­cile spiegarsi perché il mondo non capisca.

Non si dica che la situazione è complessa; essa è invece semplicissima, e solo la malafede può impedire di elen­care cronologicamente la suc­cessione degli eventi: centinaia di missili da Gaza, due milioni di persone sotto il fuoco, una re­azione di difesa che qualunque Paese avrebbe doverosamente avuto.

Adesso una parte sola ha in mano le chiavi della pace, ed è Hamas: se cessasse il lancio, Israele non continuerebbe nep­pure per un minuto a bombar­dare i covi dei terroristi, i deposi­ti di missili e le gallerie, molti po­sti in zone abitate. Ma neppure durante la visita di ieri del pri­mo ministro egiziano Isham Kandil, mentre Haniyeh usciva tranquillo in strada, Hamas ha smesso di lanciare missili a va­langa, e questo mentre Israele si asteneva da attacchi durante l’incontro.

Israele non ha in pro­gramma, come Hamas, di di­struggere il nemico, né tanto­meno di provocare l’Egitto, mentre Hamas ne ha tutto l’in­teresse. Fu lo Stato ebraico a sgomberare Gaza; ha a cuore la vita e la salute di ciascuno dei suoi cittadini, non vuole vedere soldati feriti o morti, né bambi­ni colpiti fra i suoi o fra quelli di Gaza. Hamas invece vuole di­struggere Israele e indottrina i suoi perché divengano shahid, martiri della guerra santa, non tenendone in conto la vita e il be­nessere, mescolando i combat­tenti con i civili co­sì da creare in­cidenti per cui Israele venga bia­simata.

Ci vuole una laurea a ca­pire queste semplici verità? Shabbat shalom Israele. La giornata di ieri è stata piena di simboli, il mondo islamico go­de che lo speaker della radio, che interrompe continuamen­te i programmi per dire tzeva adom colore rosso, allarme, correte ai rifugi, elenchi con fin­ta flemma i nomi di Gerusa­lemme e di Tel Aviv fra gli altri sotto il fuoco. A Gerusalemme la santa, così, la sirena si confon­de con l’entrata del giorno san­to: che altro può fare? E a Tel Aviv di venerdì, nel week end, vogliamo scherzare? Il missile vola da Gaza, ma tu siedi in un caffè e comincia il riposo; gli amici si affollano intorno ai ta­volini carichi di bevande sotto il sole. Dov’è il rifugio, dove po­trà proteggersi dall’attacco il cuore gaudente di Israele? La si­rena suona, i bambini le fanno il verso mentre le madri li riac­chiappano e cercano di trasci­narli in un rifugio, Sderot, Ashdod, Ashkelon, Bersheeba, le città regolarmente colpite, province poco interessanti, so­no ora unite a Gerusalemme e a Tel Aviv nella costrizione a guar­dare il cielo infuocato.


Dal sito L'Opinione  un'analisi di Dimitri Buffa su cosa stia succedendo davvero tra Gaza ed Israele:
Dimitri Buffa : " Noi stiamo con Israele "

Mai come in questo momento con i razzi di hamas che assediano da settimane i confini israeliani con Gaza è cosa buona e giusta riaffermare che tutti noi, che ancora distinguiamo il bene dal male, nonchè un esercito regolare da una banda di terroristi islamici assassini e oscurantisti e altri dettagli del genere, non possiamo che stare con Israele. Senza sè e senza ma. Erano svariati mesi (e poco i giornali si erano occupati della cosa ) che questa pressione su Eretz Israel cresceva, e mai una reazione se non qualche azione mirata. Troppa la paura di mettersi contro la solita opinione pubblica internazionale “mainstream” e ipocrita che poi se ne esce fuori con qualche politico alla D’Alema che ti parla di “reazione sproporzionata”. Poi però qualcosa è cambiato e, guarda caso, in concomitanza con la rielezione di Obama alla Casa Bianca, è come se tutti i terroristi islamici della Striscia si fossero scatenati e avessero voluto festeggiare così, con fuochi d’artificio certo non a salve. Obama da parte sua chiede a Morsi, un fratello mussulmano, cioè stessa ideologia di hamas, di mettere le cose a posto. A meno che non si tratti di una nuova cura omeopatica e geopolitica verrebbe voglia di ridere. Certo l’Egitto ha problemi con il traffico di armi e droga nel Sinai e hamas  con i propri tunnel sovverte l’ordine anche nei dintorni del Cairo. Ma pensare che Mohammed Morsi possa fare qualcosa per togliere le castagne dal fuoco a Gerusalemme è fantascienza da B  movie. Così  adesso prepariamoci alla solita sceneggiata di “Pallywood”, Palestina Hollywood, già iniziata l’altro ieri con la messa in rete, su facebook, della foto di un ospedale da campo siriano pieno di bambini feriti, spacciato per ospedale di Gaza.

E prepariamoci a leggere sui giornali sia di destra sia di sinistra della famigerata “lobby ebraica” negli Stati Uniti che bloccherebbe le risoluzioni Onu di condanna sempre contro Israele, secondo la logica con cui “ è normale che il tuo vicino di casa ti spari dentro le finestre ma è assurdo che tu reagisca”. Peraltro Israele, sebbene ovviamente il governo di Netanyahu tenda meno al politically correct di quelli dei suoi predecessori, Sharon incluso, reagisce solo quando non ne può fare a meno. Ma visto che in Europa c’è persino gente disposta a piangere il sequestratore di Shalit come un eroe di non si capisce quale resistenza, e visto che nessuno si indigna per un’intera popolazione in ostaggio di queste bande criminali che decidono i tempi e le modalità della propria propaganda armata contro Israele, occorre dire parole chiare sul sacrosanto diritto di qualsiasi paese, Israele in primis, di difendersi da una simile minaccia armata.

Ora vediamo che ci sono missili iraniani, di cui i guerriglieri di hamas sembrano essere ben forniti, che possono colpire persino Tel Aviv, la capitale industriale dello stato ebraico. Adesso che sta capitando tutto questo si spera che l’America di Obama trovi la forza, il coraggio e l’onestà intellettuale di riaprire il dossier Iran, perchè quello è il vero problema . E se Hamas si sta allargando così è perchè esiste evidentemente un piano preciso per creare una serie di reazioni a  catena, contando anche sul caos che ci sta in Siria.

In tutto questo bisognerà vedere che posizione prenderà il presidente egiziano: real politik e acqua sul fuoco oppure appoggio sotterraneo alla guerriglia? Di sicuro Israele si sta armando anche con le truppe di terra per difendere i propri confini. E francamente è quanto meno azzardato chiedere allo stato ebraico di fare un passo indietro quando la sicurezza interna si trova sull’orlo di un precipizio.  I prossimi giorni saranno cruciali per capire se si tratta dell’ennesimo effetto collaterale del fallimento delle primavere arabe o se l’Iran sta soffiando sul fuoco. Di certo i veri democratici e i veri liberali di tutto il mondo non possono che stare dalla parte di Israele. La simpatia verso il terrorismo islamico lasciamola ai no global di destra e di sinistra, quelli che negli scorsi giorni hanno già fatto vedere di che tempra sono fatti quando si sono recati a insultare gli ebrei davanti alla Sinagoga di Roma.

venerdì 16 novembre 2012

AL QAEDA/ Magdi Allam: il terrorismo islamico è sempre più forte per colpa dell'Occidente


Purtroppo le notizie che arrivano dal Medio Oriente sono tutt'altro che positive, tra Israele e Gaza c'è una guerra in atto. Riproponiamo pertanto dal sito Il Sussidiario, un'intervista a Magdi Cristiano Allam del 30 ottobre scorso a riguardo proprio del problema del terrorismo islamico:


AL QAEDA/ Magdi Allam: 
il terrorismo islamico è sempre più forte per colpa dell'Occidente

Magdi Cristiano Allam
E' tornato a farsi sentire con un nuovo video messaggio il leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, successore di Osama bin Laden. Nelle sue parole l'invito esplicito a rapire ovunque possibile gli occidentali "allo scopo di liberare i nostri uomini prigionieri nei loro Paesi", un nuovo attacco a Barack Obama definito bugiardo e primo sostenitore di Israele e infine l'invito agli egiziani a portare a compimento la riv oluzione cominciata nel loro Paese. Parole inquietanti ovviamente. Ilsussidiario.net ha chiesto a Magdi Cristiano Allam, eurodeputato di Io amo l'Italia, il suo parere su questo messaggio: "Al Qaeda" ha detto "è oggi più forte che mai. Controlla militarmente ampie zone di Paesi come il Mali e la Somalia e agisce come un vero e proprio Stato". Quello di al-Zawahiri, spiega, è l'appello di chi si sente all'offensiva e che ha oggi due nemici, gli Stati Uniti e i Fratelli Musulmani egiziani.

Onorevole, come interpreta il messaggio di al-Zawahiri?
Dobbiamo prendere atto del fatto che oggi Al Qaeda è più forte di quello che era prima dell'1 1 settembre 2001. Obama, tra i tanti, però sostiene il contrario. Al Qaeda oggi controlla militarmente dei territori come se fosse uno Stato. Nel nord del Mali occupa un territorio grande tre v olte la Gran Bretagna. In Nigeria, in Somalia e nello Yemen ha delle basi solide, così come è attiv a in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan e oggi anche in Siria, con una serie di attentati terroristici che ev idenziano la v italità di questa organizzazione terroristica islamica globalizzata. Al-Zawahiri attacca Obama e rivolge un appello esplicito agli egiziani.
E' l'appello di chi si sente all'offensiv a e ritiene che Al Qaeda abbia, oggi, due nemici da sconfiggere.

Quali?
Il primo è il fronte dei Paesi occidentali, Stati Uniti in testa, che dopo l'11 settembre hanno promosso guerre in Iraq e Afghanistan, guerre che purtroppo si sono rivelate infruttuose.

Perché?
Perché non si è riusciti a sconfiggere Al Qaeda, nonostante l'uccisione di bin Laden. Il secondo pericolo per al-Zawahiri sono i Fratelli Musulmani, grande rivale all'interno della galassia islamica. Gli Stati Uniti hanno deciso di investire sui Fratelli Musulmani, legittimandoli e consentendo loro di accedere al potere in vari Paesi del Medio oriente, proprio con l'intento di dividere questa galassia al suo interno e ottenere in cambio della legittimazione il loro sostegno per debellare Al Qaeda.

Cosa che non sembra sia avvenuta, almeno fino a oggi.
Non è avvenuta, per cui noi oggi ci troviamo con dei Paesi a maggioranza islamica sulla sponda mediterranea meridionale, guidati dai fratelli musulmani, e, al tempo stesso, Al Qaeda ancora più forte di quanto non fosse undici anni fa.

Che ne pensa della politica occidentale nei confronti del terrorismo islamico?
Purtroppo l'occidente oggi sta sbagliando tutto. Ha voluto legittimare i Fratelli Musulmani, immaginandoli come una sorta di Democrazia cristiana nel mondo islamico e non comprendendo che c'è una differenza fondamentale fra il Corano e i Vangeli, fra Maometto e Gesù, fra il cristianesimo e l'islam.

Magdi Cristiano Allam
Ci spieghi questo passaggio.
La similitudine è assolutamente infondata. Chi fa riferimento al Corano e a Maometto, alla sharia e all'islam, opera secondo logiche che sono logiche di conquista e di imposizione dell'islam costi quel che costi. Lo possono fare pragmaticamente, se è nel loro interesse, dissimulando il loro reale obbiettivo, ma l'obbiettivo resta di sottomettere all'islam il mondo intero.

Dunque un occidente a cui sfuggono particolari importanti.
L'occidente sta commettendo la follia suicida di schierarsi con i carnefici dei cristiani in Medio oriente. Sta accadendo in Siria, dove è in atto un genocidio dei cristiani, ma sta accadendo anche in Egitto, dove i cristiani rappresentano una minoranza consistente tra il 10 e il 15 % degli 83 milioni di abitanti. L'occidente sta aiutando questi carnefici dei cristiani, sostenendoli politicamente all'insegna della menzogna della Primavera araba.

Secondo lei questo è il risultato del vuoto di valori che caratterizza l'occidente o più semplicemente di interessi economici legati al petrolio dei Paesi arabi?
Sono v ere entrambe le cose. E' vero che l'occidente, come dice il Papa ripetutamente, è succube della dittatura del relativismo, che porta a far venire meno la certezza dei nostri valori non negoziabili che privilegiano la sacralità della vita, la dignità della persona, la centralità della famiglia naturale e la libertà religiosa. E' anche v ero che noi chiudiamo entrambi gli occhi di fronte alle atrocità commesse contro i cristiani, che sono in assoluto i più perseguitati al mondo per motivi religiosi, e questo per interessi economici. Basti pensare alla Nigeria, dove ogni domenica andare a messa è diventato una sorta di martirio. Non si è decisi nella condanna per salvaguardare i nostri interessi petroliferi nella regione.

E dunque?
Il martirio dei cristiani in Nigeria passa come un fatto di cronaca che si archivia e finisce lì. Ma bisogna dire che il relativismo si è infiltrato anche all'interno della Chiesa stessa, nel momento in cui ci sono documenti ufficiali del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso in cui si parla delle tre grandi religioni monoteistiche legittimando l'Islam a prescindere dai contenuti del Corano, di Maometto si parla come di un profeta, dell'Islam come religione autentica e del Corano come testo sacro.

Che conseguenze porta questo?
Tutto questo fa venire meno la certezza dell'assolutezza della verità cristiana e non può che portare al disorientamento dei fedeli che, se hanno la percezione che tutto sommato l'Islam e cristianesimo sono la stessa cosa, finiscono per av ere meno forte l'attaccamento alla religione cristiana.

Fonti:
Il sito da cui è tratta l'intervista: Il Sussidiario
Il sito del movimento di Magdi Cristiano Allam: Io Amo l'Italia

sabato 15 settembre 2012

Magdi Cristiano Allam: Orrore in Libia - Torna l'islam assassino


Per comprendere meglio ciò che sta succedendo nei paesi mussulmani rileggiamo assieme un articolo di una persona che conosce molto bene le dinamiche di quei popoli, Magdi Cristiano Allam. Articolo tratto da Il Giornale del 13 settembre scorso:

Orrore in Libia - Torna l'islam assassino

Dietro gli attacchi terroristici alle ambasciate americane a Bengazi e al Cairo non c'è una scheggia impazzita, addirittura nemica del “vero islam”, così come predicano i relativisti nostrani, da Obama che si è innamorato del Corano e difende Maometto a Monti che ha il portafogli che gli batte al posto del cuore, da quest'Unione Europea che finanzia generosamente e follemente i nostri carnefici dal Marocco alla Siria a quella parte della Chiesa che si è invaghita del dialogo fine a se stesso culminando nella legittimazione dell'islam che corrisponde alla negazione del cristianesimo.

Non è questa la verità! Aprite bene gli occhi, guardate chi si accalcava di fronte alle due ambasciate e ha protetto alle spalle i terroristi che si sono fatti largo a suon di bombe e di razzi. Erano uomini e donne, giovani, adulti e anziani, apparentemente persone come tutte le altre. Leggete ciò che era scritto sui cartelli e sui Corani aperti che innalzavano, la nostra condanna a morte per aver osato offendere il loro profeta. Ascoltate bene le incitazioni contro l'Occidente profferite ad alta voce dagli istigatori dell'odio che si mescolavano beatamente tra la folla. No! Non è una scheggia impazzita! La verità che è sotto i nostri occhi e che sentiamo con le nostre orecchie è che questo terrorismo islamico è la punta dell'iceberg di una realtà popolare più ampia, diffusa e radicata che lo legittima, lo sostiene e lo finanzia. Ed oggi, grazie al successo della cosiddetta “Primavera araba”, trova pieno incoraggiamento da parte dei regimi islamici al potere che non hanno mosso un dito per impedire che si perpetrassero gli attentati. Le due ambasciate sono situate in zone centralissime, da sempre sotto il rigido controllo delle autorità di sicurezza che però, chissà come, in questa circostanza non sono intervenute. I terroristi hanno agito in modo indisturbato sia nella fase dell'assalto e del saccheggio delle ambasciate sia quando hanno dato alle fiamme la bandiera americana sostituendola con quella nera di Al Qaida sia infine quando hanno giustiziato l'ambasciatore Chris Stevens, un diplomatico e due marines.

La verità è che “il vero islam” da cui sono posseduti i musulmani è un'ideologia che istiga all'odio, alla violenza e alla morte dei non musulmani. La verità è che però non lo possiamo dire perché quest'Occidente vile, ignorante, pavido, venduto, votato al suicidio preferisce rinnegare la verità e rinunciare alla libertà pur di non urtare la suscettibilità degli islamici, di non prendere atto che la radice del male non era Bin Laden ma il Corano e Maometto a cui lui ha obbedito ciecamente. Obama, tramite un comunicato emesso dall'ambasciata americana al Cairo, si era addirittura scusato per la diffusione di un video “L'innocenza sui musulmani”, prodotto negli Stati Uniti, in cui Maometto viene raffigurato come un pedofilo. Perché mai non possiamo dire che se Maometto, come attesta la sua biografia ufficiale, sposò Aisha quando lei aveva 6 anni e la impalmò quando ne aveva 9, è stato un pedofilo? E' un fatto oggettivo! Perché mai non possiamo dire che Maometto, sempre come attesta la sua biografia ufficiale, è stato un criminale per aver partecipato nel 627 alle porte di Medina allo sgozzamento e alla decapitazione di circa 800 ebrei nella tribù dei Banu Qurayza? E' un fatto oggettivo!

Svegliamoci! Riscattiamo il diritto e il dovere di usare la ragione, di essere pienamente noi stessi almeno qui dentro casa nostra! Abbiamo sbagliato tutto con gli islamici. Proprio nell'undicesimo anniversario dell'11 settembre, gli attentati di Bengazi e del Cairo ci fanno toccare con mano una verità elementare: con tutti coloro che hanno come unici referenti ideologici il Corano e Maometto, non è in alcun modo possibile pervenire alla pace, tutt'al più ad una tregua armata pari a quella stipulata nel 628 da Maometto a Hudaibiya con i nemici meccani e violata subito dopo quando si invertirono i rapporti di forza. Fu un madornale errore di Bush e di Blair quello di immaginare che alleandosi con i Fratelli Musulmani avrebbero diviso lo schieramento radicale islamico e sconfiggere Al Qaida. Oggi i Fratelli Musulmani sono al potere sulla sponda meridionale del Mediterraneo e stanno dilagando in quella orientale, mentre Al Qaida controlla dei territori al pari di uno Stato nel Mali, Somalia, Nigeria e Yemen. Di ciò dobbiamo ringraziare Obama e gli europei che si sono invaghiti della cosiddetta “Primavera araba” e che continuano a sostenere i feroci nemici degli ebrei, dei cristiani, di Israele e delle donne. Perché la verità è che l'islam è incompatibile con la democrazia!

La Libia avrebbe dovuto essere totalmente grata agli Stati Uniti che si sono sobbarcati l'onere maggiore della guerra di “liberazione” dall'odioso regime dittatoriale di Gheddafi. Proprio nel giorno in cui, commemorando l'11 settembre, Obama sosteneva che gli Stati Uniti sono in guerra solo contro Al Qaida e non contro l'islam, la risposta è stata la strage degli americani. Probabilmente il film “blasfemo” o la conferma dell'uccisione del numero due di Al Qaida, Anas Al-Libi, sono solo pretesti. Lo avrebbero fatto comunque perché è solo così che l'islam trionferà! Sveglia Occidente! Basta relativismo! Basta islamicamente corretto! Basta dialogo fine a se stesso! Fermiamo l'invasione islamica prima che sia troppo tardi!

Magdi Allam su twitter: @magdicristiano
il sito ufficiale: http://www.ioamolitalia.it/

L'odio contro l'Occidente, le rivolte nei paesi islamici.

In questi giorni assistiamo a scene di violenza per noi inconcepibili nei paesi a maggioranza mussulmana, dalla Tunisia allo Yemen, dal Libano al Bangladesh. La scusa usata per perpretrare queste violenze e questi atti di terrorismo è un film blasfemo che riteniamo senza nessun tentennamento vergognoso! Non si sbeffeggia, non si offende una fede, una religione, qualunque essa sia! E da cattolici abbiamo purtroppo esempi quotidiani di spregio ed offese inaccettabili verso la nostra religione, fatti che ci indignano e rattristano.

Tuttavia non riteniamo legittimere reazioni spropositate come quelle che vediamo in questi giorni. Al punto che sembra tutto un pretesto per azioni già programmate da tempo. La data, l'11 settembre, la diffusione istantanea di queste barbare violenze, gli slogan dei rivoltosi, ci sembrano prove molto forti. Speriamo di sbagliare.

Eravamo scettici riguardo al reale significato della cosiddetta Primavera Araba. La crescita di movimenti estremisti ed antioccidentali non fa che suffragare, hainoi, i più oscuri presagi. Perché è evidente che non c'entrino nulla gli Stati Uniti o l'Occidente con l'opera vergognosa di uno scellerato cineasta! Movimenti che non sembrano cercare od aspettare altro che pretesti per fomentare un'odio che ha come oggetto l'occidente, le nostre società, i nostri stili di vita ed i nostri costumi.

Ci chiediamo pertanto quando dai nostri ospiti mussulmani si alzeranno voci di condanna SENZA SE E SENZA MA verso questi atti terroristici. Non si offende una religione, non si dovrebbe mai fare, siamo tutti d'accordo, ma dobbiamo dire chiaramente che nemmeno MAI si dovrebbe ricorrere alla violenza cieca ed assassina che vediamo in queste ore. Rispetto sempre, per tutti! Violenza MAI!

Ci associamo pertanto all'appello alla pace ed al rifiuto della violenza ribadito anche oggi dal Santo Padre in visita proprio in questi giorni in Libano "Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni perché Dio invita a creare pace nel mondo". Compito delle fedi è "creare la pace. Nell'immagine degli altri rispettiamo l'immagine di Dio'". Contrapponiamo quindi la preghiera all'odio, preghiera per la pace e preghiera per chi non conosce che odio e rancore.

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