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giovedì 28 giugno 2012

#Blognotes - Il lavoro è un diritto? Si, però…

forneroCertamente non siamo stati mai troppo d’accordo con le decisioni e le affermazioni della ministra con le lacrime in tasca. Però stavolta non mi sento nemmeno di darle del tutto torto. Qual è l’affermazione incriminata? Questa: “il lavoro non è un diritto, va conquistato”. Ora è chiaro che l’accesso al lavoro debba essere garantito (come infatti è in Italia) dallo stato, ma siamo sicuri che lo stato stesso debba assumersi anche l’obbligo di assolvere a questo diritto del cittadino? E non sia piuttosto in obbligo innanzitutto di garantire a tutti l’accesso all’istruzione e quindi alla possibilità di entrare nel mondo del lavoro, ma sia poi dovere del cittadino trovare tale posto? E’ appunto in questo senso che ritengo condivisibile l’affermazione della Fornero. Perciò se io cittadino ho in mano gli strumenti e le opportunità (garantitemi dallo stato e qui potremmo aggiungere il problema del valore dato al merito, ma è un altro discorso), per trovare un lavoro consono alle mie capacità ed aspirazioni, dipenderà solo da me e dalla mia intraprendenza il trovare (o perché no creare) o meno tale posto di lavoro. Restare fermi ed affermare che il lavoro è un diritto e lo stato deve darmelo perché sta scritto sulla costituzione oltre che scorretto da qualsiasi punto di vista (se aspetto e basta o se non sfrutto le opportunità, peggio per me, lo stato non c’entra) è anche uno dei motivi per cui zone intere del nostro Paese sono e resteranno sempre indietro rispetto ad altre zone più intraprendenti. Sembrano sottigliezze, ma così non è. Alla prossima.

lunedì 21 novembre 2011

La Spagna al voto: Trionfo del Partito Popolare - E l'Italia resta a guardare.

Mentre in Italia siamo alle prese con un governo "tecnico" (cioè non votato dal popolo) perché non si poteva andare a votare altrimenti sarebbe stato un disastro, in Spagna si sono svolte le elezioni. Come era facile prevedere il Partito Popolare di Mariano Rajoy ha ottenuto una schiacciante vittoria. Gli elettori hanno punito il governo uscente socialista di Zapatero ritenendolo responsabile della più grave crisi economica da decenni a questa parte.

Il Partito Popolare, (costituitosi per la fusione di altri partiti di destra negli anni 80, dopo il ritorno della Spagna alla democrazia alla fine della dittatura franchista) ha ottenuto il risultato maggiore di ogni formazione politica in 30 anni, con 186 seggi sui 350 della Camera ed il 44,55% dei voti ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. I socialisti sono passati invece da 169 seggi a 111 con un umiliante 28,66% dei voti, peggior risultato in 30 anni; 54 seggi sono invece andati ai partiti minori, che hanno raddoppiato la loro presenza.

Certo che ora arriva la parte difficile come ha dichiarato lo stesso Marianno Rajoy: "Siamo davanti a un momento decisivo per la Spagna. Il nuovo governo dovrà gestire la congiuntura più delicata che il Paese abbia conosciuto negli ultimi 30 anni. Abbiamo davanti a noi un compito immenso: non ci saranno miracoli" ... "Voglio ridare agli spagnoli l'orgoglio di esserlo" ha detto Rajoy dal balcone del palazzo alle migliaia di militanti in festa riuniti per strada e che intonavano "Viva Espana". Ma già aver avuto una consultazione popolare su quale guida dare alla Spagna per uscire dalla crisi è un passo avanti, secondo noi.

Resta l'amarezza per la situazione italiana dove hanno voluto impedire al popolo di esprimersi democraticamente attraverso libere elezioni. E non si capisce quale sia il vero motivo per cui non si sia potuti andare al voto anche qui in Italia, nonostante tutte le scuse propinateci da quasi tutti i politici e dalla gran parte della stampa, è ancora incomprensibile! Elezioni che, come dimostra l'esempio spagnolo, non ci avrebbero condotti alla catastrofe bensì al fondamento stesso della democrazia così come è descritta anche nella tanto citata costituzione italiana. 
Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Alla prossima.


venerdì 11 novembre 2011

11-11 BlogNotes - Elezioni o Mario Monti al governo?

il_senatore_vita_mario_montiL’Italia è un paese strano, ormai dovremmo saperlo, ma è sempre difficile non rimanere spiazzati. Con le dimissioni del governo Berlusconi, tanto agognate dalla sinistra dall’inizio della legislatura, in ogni altra democrazia che si rispetti il passo successivo sarebbe quello di andare alle elezioni per ridare voce al popolo. Popolo che dovrebbe essere sovrano (Costituzione: Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.). Invece no. Sia a sinistra che a destra sembra prevalere la volontà di fare qualche cosa di diverso, governo tecnico, governo tecnico-politico, governo delle larghe intese, governo papocchio. Da tempo si fa il nome di Mario Monti, sconosciuto ai più, è diventato all’improvviso il “salvatore della patria”, nominato addirittura senatore a vita dal presidente Napolitano. Investitura che dovrebbe essere concessa, oltre che agli ex-presidenti della repubblica, a personalità che si siano contraddistinte nella vita della nazione per meriti particolari. Quali siano i meriti di Monti è un mistero.
Le domande sono tante e non hanno risposta. Perché un governo Monti? E soprattutto per fare cosa? Quale programma sarebbe attuato dal suo governo? E con quale maggioranza? Senza contare che difficilmente si potrebbe pensare ad un governo a scadenza breve, è certo che in caso di nomina andrebbe fino a fine legislatura per “gli interessi superiori”.
Le posizioni più lineari paiono quelle di Lega e IDV che vogliono le elezioni, perché un qualsiasi altro governo rispetto a quello Berlusconi sarebbe un ribaltamento della volontà popolare, meglio tornare agli elettori e lasciar decidere a loro.
Altro aspetto ma non ultimo è quello dell’appoggio internazionale che sembra avere Monti, sia Sarkozy che Obama sembrano caldeggiare un suo governo. Chiediamoci perché e se veramente l’Italia merita di essere governata dall’esterno (perché così sarebbe) ovverosia dall’Europa (cioè Francia e Germania) con lettere e direttive per difendere interessi che italiani non sono (le banche francesi e tedesche in crisi, etc.). In Spagna Zapatero si è dimesso ed andranno alle elezioni, nessuno urla al rischio di disastri spagnoli come avviene in Italia da certi ambienti: “non si può andare a votare perché sarebbe una catastrofe per l’Italia”. E’ una politica autoreferenziale, che invece di rimettersi alle decisioni degli elettori decide di fare un giro di poltrone (e di anni utili alla pensione), Monti salvatore della patria? Speriamo di non scoprirlo mai e di poter essere artefici del nostro destino nelle urne elettorali.
Andiamo al VOTO! Non truffateci ancora!
Alla prossima.

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