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lunedì 24 giugno 2013

Marina Nemat: «Il nuovo presidente dell’Iran Rohani è riformista e moderato? Mi viene da ridere»

«Il nuovo presidente dell’Iran Rohani 
è riformista e moderato? Mi viene da ridere» 
(intervista di Leone Grotti per Tempi.it)

 Marina Nemat, scrittrice iraniana torturata dal regime e poi scappata all’estero, commenta a tempi.it l’elezione di Rohani: «Nel 1999 ha chiesto la pena di morte per gli studenti che manifestavano» 

Marina-Nemat-iran«Rohani moderato? Mi viene da ridere. Nel 1999, quando gli studenti iraniani hanno protestato contro la chiusura di un giornale riformista, quello stesso signor Rohani ha chiesto per tutti loro la pena di morte!». La scrittrice iraniana Marina Nemat non condivide i titoli dei giornali che hanno salutato positivamente l’elezione a presidente dell’Iran di Rohani, candidato “moderato” e “riformista”. Marina aveva 16 anni nel 1981, quando è stata arrestata perché protestava contro professori troppo politicizzati. Chiusa per due anni nella prigione di Evin, dove subì anche torture, è riuscita a scampare alla fucilazione e a scappare in Canada nel 1991. A tempi.it commenta il risultato delle elezioni presidenziali iraniane. 

Al contrario delle elezioni del 2009, il voto che ha portato in Iran alla nomina di Rohani sembra non essere stato alterato. È un segnale positivo? 
Secondo la Costituzione iraniana, solo gli uomini sciiti che non hanno commesso crimini o agito contro la “sicurezza nazionale” dell’Iran possono candidarsi alle elezioni presidenziali. Le donne o chi appartiene a una minoranza religiosa è escluso a priori. Una volta che questo criterio viene rispettato, il Leader supremo, attualmente l’ayatollah Khamenei, deve “approvare” i candidati presidenziali. Quest’anno, su circa 700 candidati, solo otto sono stati approvati. Per non parlare delle tante personalità che magari vorrebbero partecipare alle elezioni ma si trovano in prigione o in esilio. Quale persona sana di mente può davvero credere che queste elezioni siano libere o giuste? 

Hasan Rohani
Rohani
Tutti i candidati erano uguali? 
Sono stati tutti selezionati dal Leader supremo, i cui poteri sono quasi illimitati in Iran. Lui di sicuro non sceglie candidati che si possano trovare in futuro in disaccordo con lui sulle tematiche fondamentali. Se si guarda alla lista dei candidati, si vede che tutti hanno occupato posti di rilievo nella Repubblica islamica per molti anni, Rohani incluso. 

Non vedremo dunque alcuna contrapposizione tra il nuovo presidente e Khamenei? 
Le trascurabili divergenze tra il Leader supremo e Mousavi nel 2009 hanno quasi portato alla seconda rivoluzione iraniana, che è stata repressa dalla brutalità del regime con arresti, torture e stupri di dissidenti e manifestanti. Mousavi è stato messo agli arresti domiciliari. Questa volta, il regime si è assicurato prima che un tale scenario non potesse ripetersi. Ma il punto è che con l’attuale Costituzione, elezioni regolari sono semplicemente impossibili in Iran. Per questo non vedo nessun valido motivo per festeggiare. 

Eppure gli iraniani hanno salutato positivamente l’elezione di Rohani. 
Nel 1979, il 90 per cento degli iraniani è sceso in strada a festeggiare quando lo Scià è stato cacciato e l’ayatollah Khomeini è tornato in Iran. La gente è stata vittima della sua stessa ingenuità ed è dal 1979 che paga caro quell’errore. 

Rohani viene dipinto come un riformista e un moderato. 
Durante gli ultimi 30 anni, Rohani ha occupato alcuni incarichi tra i più importanti all’interno del regime iraniano. Ha dato prova più e più volte che Khamenei può fidarsi di lui. Moderato? Come si può misurare? Personalmente mi metto a ridere quando leggo che i giornali lo chiamano moderato. Su cosa si basano? Nel 1999, quando gli studenti iraniani hanno protestato contro la chiusura di un giornale riformista, quello stesso signor Rohani ha chiesto per tutti loro la pena di morte! 

Non ci sono somiglianze, quindi, con Mousavi? 
Il mondo forse ha dimenticato che Mousavi è stato primo ministro dell’Iran dal 1981 al 1989 quando migliaia di prigionieri politici, soprattutto giovani, sono stati torturati e giustiziati nelle prigioni iraniane. Mousavi era primo ministro quando io sono stata torturata e stuprata e i miei amici brutalmente uccisi nella prigione di Evin. Mousavi si è mai preso la responsabilità di questi atti e ha mai chiesto scusa dei crimini contro l’umanità avvenuti durante il suo mandato? Dov’era finito il suo lato “riformista” allora? E Khatami, l’idolo dei riformisti, che cosa fa per l’Iran? Ha solo fatto alcuni abbellimenti al regime, che sono stati subito cancellati. L’Iran non ha bisogno di piccoli abbellimenti, ma di modifiche fondamentali. In un paese dove le donne e le minoranze religiose valgono la metà di un musulmano sciita, come può crescere la democrazia? Perché questo avvenga deve cambiare la Costituzione. 

Rohani, dunque, anche volendo non potrà fare niente per cambiare l’Iran? 
No, è Khamenei che insieme alla Guardia rivoluzionaria detiene il vero potere nel paese. 

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Ahmadinejad
Subito dopo il voto, è stata diffusa la notizia che Ahmadinejad verrà processato alla corte criminale di Teheran. Le accuse sono ancora sconosciute, quale può essere il significato di questo processo?
È uno spettacolo inscenato per il popolo iraniano e il mondo intero dal regime per distrarli dal fatto che l’élite iraniana continua a mantenere il potere. Anche se rinchiudono in prigione Ahmadinejad per il resto della sua vita, questo non cambierà il fatto che la gente non può decidere chi governa il paese e i dissidenti vengono ancora perseguitati. Il governo iraniano è un maestro della propaganda e sa bene come mentire per restare al potere.

In tutto questo, cosa c’entra Ahmadinejad? 
Quale modo migliore per ingannare la gente? Invece che chiedere riforme gli iraniani saranno spinti a credere che è tutta colpa di Ahmadinejad se l’Iran versa in una condizione disastrosa. Ahmadinejad verrà punito e i veri colpevoli, Khamenei incluso, resteranno al potere a celebrare la loro vittoria. Leggi di Più: Iran, dissidente: «Rohani moderato? mi viene da ridere» | Tempi.it Follow us: @Tempi_it on Twitter | tempi.it on Facebook





martedì 25 settembre 2012

Card. Angelo Bagnasco: "La classe politica sottovaluta immoralità e malaffare".


Proseguiamo il discorso riguardo alla situazione della politica italiana riprendendo le parole (molto più autorevoli delle nostre) del Cardinale Angelo Bagnasco nella prolusione con cui ha aperto i lavori del Consiglio Permanente dei vescovi.

La classe politica sottovaluta immoralità e malaffare.


"Dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile".

Secondo Bagnasco, il fatto "che l'immoralita' e il malaffare siano al centro come in periferia non e' una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed e' motivo di disagio e di rabbia per gli onesti".

Bagnasco si domanda: "possibile che l'arruolamento nelle file della politica sia ormai cosi' degradato?"- "Si parla di austerita' e di tagli, eppure continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati. Bisogna certo che gli stessi cittadini, che pure oggi sono cosi' scossi, insieme al diritto di scelta dei propri governanti esercitino un piu' penetrante discernimento, per non cadere in tranelli mortificanti la stessa democrazia".

Ecco perche' - aggiunge Bagnasco - superando idiosincrasie ideologiche, e' necessario tenere saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo; tessuto che a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri e' guardato con sospetto o insofferenza". 


''Le elezioni - ha ricordato il porporato - non sono un passaggio taumaturgico, ma vincolo democraticamente insuperabile, e quindi qualificante e decisivo. Per questo bisogna prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, bensi' portando risultati concreti per il Paese e un rinnovamento reale e intelligente delle formazioni politiche e il loro irrobustirsi con soggetti non chiacchierati''.

Per Bagnasco, ''lo spettro dell'astensione circola e rischia di apparire a troppi come la ''lezione' da assestare a chi non vuole capire. In questo senso la competizione resta aperta, e sara' bene che la politica non bruci alcun ponte dietro a se'. Presunzione e personalismi, strumentalita' e isterie vanno lasciati da parte''.

Secondo il presidente dei vescovi italiani, ''la politica e' necessaria e, in se', e' arte nobile''. Ma proprio per questo ''non si puo' sottovalutare il sentimento ostile che va covando nella cittadinanza'', un atteggiamento non ''momentaneo e solo umorale'', ne' ''correggibile grazie a consuete mosse ad effetto''. ''La politica - ha concluso -, come dedizione fino al sacrificio per il bene comune, richiede non solo buona volonta', ma capacita' di visione, competenza, e quella coerenza personale che rende presentabili agli occhi della Nazione e del mondo''.


Bagnasco ha aggiunto che La crisi economica continua a mordere l'Italia, dove "la vita della gente e' gia' segnata in modo preoccupante", ed "e' chiaro interesse di tutti che il Governo votato dal Parlamento adempia ai propri compiti urgenti, e metta il Paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose". Bagnasco sottolinea che l'anomalia rappresentata dal gabinetto tecnico presieduto da Mario Monti si spiega con il fatto che "in una congiuntura particolarmente acuta, la classe politica ha ritenuto proprio dovere fare un passo indietro rispetto alla conduzione del governo del Paese". "Nel frattempo, la politica - suggerisce il presidente dei vescovi italiani - deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese".

Secondo il cardinale Bagnasco, "la strada aperta davanti a noi resta in pericolosa pendenza o se si vuole in forte salita, in base alle scelte che vengono fatte e alla volonta' popolare di assecondarle o meno". Siamo in presenza, spiega, di "una crisi" che "non e' congiunturale ma di sistema, e la durata nel tempo, nonche' gli scenari internazionali, hanno ormai dimostrato che riveste una complessita' e profondita' tali da non poter essere affrontata con 'formule' facili o peggio propagandistiche, ne' oggi ne' domani". In questa situazione "neppure e' possibile - ragiona il presidente della Cei - un affronto puramente nazionale che prescinda da quel contesto europeo e mondiale che, pur presentando vischiosita' e particolarismi, sarebbe illusorio e suicida sottovalutare. E nel quale bisogna saper stare con competenza e autorevolezza riconosciuti".

fonti: ASCA - AGI

lunedì 21 novembre 2011

La Spagna al voto: Trionfo del Partito Popolare - E l'Italia resta a guardare.

Mentre in Italia siamo alle prese con un governo "tecnico" (cioè non votato dal popolo) perché non si poteva andare a votare altrimenti sarebbe stato un disastro, in Spagna si sono svolte le elezioni. Come era facile prevedere il Partito Popolare di Mariano Rajoy ha ottenuto una schiacciante vittoria. Gli elettori hanno punito il governo uscente socialista di Zapatero ritenendolo responsabile della più grave crisi economica da decenni a questa parte.

Il Partito Popolare, (costituitosi per la fusione di altri partiti di destra negli anni 80, dopo il ritorno della Spagna alla democrazia alla fine della dittatura franchista) ha ottenuto il risultato maggiore di ogni formazione politica in 30 anni, con 186 seggi sui 350 della Camera ed il 44,55% dei voti ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. I socialisti sono passati invece da 169 seggi a 111 con un umiliante 28,66% dei voti, peggior risultato in 30 anni; 54 seggi sono invece andati ai partiti minori, che hanno raddoppiato la loro presenza.

Certo che ora arriva la parte difficile come ha dichiarato lo stesso Marianno Rajoy: "Siamo davanti a un momento decisivo per la Spagna. Il nuovo governo dovrà gestire la congiuntura più delicata che il Paese abbia conosciuto negli ultimi 30 anni. Abbiamo davanti a noi un compito immenso: non ci saranno miracoli" ... "Voglio ridare agli spagnoli l'orgoglio di esserlo" ha detto Rajoy dal balcone del palazzo alle migliaia di militanti in festa riuniti per strada e che intonavano "Viva Espana". Ma già aver avuto una consultazione popolare su quale guida dare alla Spagna per uscire dalla crisi è un passo avanti, secondo noi.

Resta l'amarezza per la situazione italiana dove hanno voluto impedire al popolo di esprimersi democraticamente attraverso libere elezioni. E non si capisce quale sia il vero motivo per cui non si sia potuti andare al voto anche qui in Italia, nonostante tutte le scuse propinateci da quasi tutti i politici e dalla gran parte della stampa, è ancora incomprensibile! Elezioni che, come dimostra l'esempio spagnolo, non ci avrebbero condotti alla catastrofe bensì al fondamento stesso della democrazia così come è descritta anche nella tanto citata costituzione italiana. 
Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Alla prossima.


sabato 21 maggio 2011

I comunisti non esistono più ... però qualcuno dovrebbe avvertirli!

Ogni volta che qualcuno osa tirare in causa il comunismo (che sia Berlusconi od un qualunque altro eretico non conta molto), da sinistra si levano commenti di scherno, risa e strepiti "ma che sciocchezza, non ci sono più i comunisti, aggiornatevi". Ed uno rimane un pò spaesato, incredulo "ma come, non ci sono più i comunisti?" e nella confusione si riflette "magari mi sbaglio" ci si dice. Eppure...eppure ci sono quei centri sociali, quelle bandiere rosse, l'apologia di Cuba ... ma no sei rimasto indietro, il comunismo non c'è più ... eppure tutti quei politici che sono passati dal PCI al PDS ai DS al PD restando sempre al loro posto ... ma va' svegliati ... e Vendola, Bertinotti? ... sono tutte invenzioni di Berlusconi che ti ha fatto il lavaggio del cervello ... lo stupore aumenta sempre più i dubbi sono forti ma non riusciamo a convincerci, e la tassa patrimoniale sbandierata ai quattro venti non è comunista? e tutta l'ideologia che sostiene la sinistra? e tutti quei partiti che richiamano nel nome il comunismo? (Comunisti italiani, Rifondazione comunista, Comunisti Sinistra Popolare ...). Ma basta! I comunisti non ci sono più! Smettetela!
Poi ad esempio troviamo a Milano candidato un com...ehm ex- (scusate) sostenuto da Vendola, ex-comunisti (PCI-PDS-DS-PD), centri sociali, comunisti, ma ci dicono che non ce ne sono più di comunisti, c’è da diventare matti. Poi l’illuminazione. Eureka! Avevamo ragione! Eccolo, un comunista -certo Marco Rizzo (ex-Comunisti Italiani ora Comunisti Sinistra Popolare)- che sostiene l’ex- a Milano. Ecco un’intervista sul ballottaggio: 
«Ora Pisapia ha un dovere. È nelle condizioni di trasformare Milano nella nuova Stalingrado d’Italia» in che modo?  quali dovrebbero essere le parole d'ordine rosse? «Al primo punto metterei l’azzeramento delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni. Anzi, le dico di più lì dove è possibile si dovrebbero ripublicizzare le aziende strategiche della città. Innanzitutto i trasporti e l’energia» Ed al secondo punto? «Il lavoro. Assicurando un posto fisso a tutti i dipendenti precari della pubblica amministrazione milanese» (…) Poi? «Poi c'è la questione immigrati. E qui vorrei essere chiaro. Non è solo un problema di diritti civici. Il diritto di voto dovrebbe essere scontato. Parlo di dignità delle persone soprattutto sul lavoro.» E la moschea? «Per una giunta rossa tutti i cittadini sono uguali davanti alla religione, gli stessi discorsi validi per la Chiesa Cattolica devono valere per le altre fedi (Sic.)» Più moschee per tutti? «Anche (???), ma soprattutto più lavoro per tutti gli immigrati (Sic.)» Insomma, Milano la Stalingrado d'Italia? «Certo. Milano di nuovo rossa. Altrimenti non ne sarebbe valsa la pena e Pisapia avrebbe tradito il mandato degli elettori» (tratto dal quotidiano Libero di Venerdì 17 maggio 2011 a firma Tobia De Stefano).

Quindi? Quindi ci sono due alternative:

1. Qualcuno dovrebbe avvertire gli amici di sinistra che di comunisti ce ne sono ancora, anche se loro non lo sanno (eh si, purtroppo si). Se volete fare un'opera buona, quando trovate qualche incredulo che ancora nega l’esistenza dei comunisti fategli leggere queste poche righe dell’intervista a Rizzo, magari fatelo mentre ancora vi sta sghignazzando in faccia.
2. Se ancora negassero l’evidenza allora suggeritegli di andare ad avvertire Rizzo, i suoi compagni, gli sventolatori di bandiere rosse o i cantori di Belle Ciao, per dirgli una volta per tutte che non esistono.
Alla prossima.

martedì 17 maggio 2011

Amministrative 2011–PDL e PD arretrano, aumentano i movimenti estremisti!


Quattro i comuni al voto, Milano governata dal centrodestra, Torino, Napoli e Bologna governate dal centrosinistra. Com'è andata? Torino e Bologna al centrosinistra, Napoli al ballottaggio tra IDV (Italia dei valori) e centrodestra, Milano al ballottaggio tra il candidato comunista Pisapia e Letizia Moratti per il centrodestra.
 
Questi i fatti, veniamo alle considerazioni:
- innanzitutto prendiamo atto della sconfitta di Berlusconi nel suo personale (quanto discutibile) referendum sul governo (da queste elezioni una spinta per il governo aveva dichiarato nei giorni scorsi).
- il centrodestra a parte Milano tiene abbastanza bene soprattutto al sud cala leggermente a nord.
Letizia Moratti e Pisapia
- il centrosinistra esce sempre più diviso dalla tornata elettorale, avanzano i partiti estremisti cala il PD.
- il PD e quindi la sinistra moderata o di alternativa di governo ha perso le elezioni, nonostante le dichiarazioni di Bersani vogliano convincere del contrario. Perché? 1. ha perso a Milano (il candidato Pisapia è vicino a Vendola e rifondazione comunista ed ha sconfitto alle primarie il candidato PD); 2. ha perso a Napoli dove nemmeno raggiunge il ballottaggio sconfitto dall'IDV; 3. la vittoria a Bologna è arrivata per meno di mezzo punto percentuale quindi per il rotto della cuffia, con una buona affermazione di Lega e Grillo; 4. a Torino ha si vinto Fassino ma con un crollo di una dozzina di punti rispetto a 5 anni fa.
- Terzo polo e soprattutto FLI non pervenuti!
- Pareggio sostanziale per la Lega Nord che tuttavia triplica i consensi a Milano rispetto alle comunali del 2006 (anche se il calo rispetto alle regionali è di circa 4 punti), supera il 30% con il suo candidato a Bologna ma non sfonda a Torino.
 
Lettieri e De Magistris
Ma allora non ha vinto nessuno? Non proprio, o meglio soprattutto ha perso l'Italia, cala la coalizione al governo e cala la potenziale alternativa di governo (PD). Quindi? Vincono manettari e comunisti (eh si non sono scomparsi). Vince Di Pietro che a Napoli porta DeMagistris al ballottaggio, vincono Vendola, Rifondazione e i centri sociali con Pisapia a Milano, vince Grillo un pò dappertutto con l'affermazione dei suoi non-candidati (con la perla (?) di Bologna al 10%!!).
 
Quindi è tutto perduto? No, oppure, ancora no, perché Milano non è ancora persa; Napoli nemmeno; ed analizzando i dati di Milano la la situazione non è irrecuperabile. Guardando le cifre notiamo che il CS (centrosinistra guadagna poco meno di un punto rispetto al 2006 passando dal 46,98% (con Bruno Ferrante) al 47,88% (con Pisapia). Ma soprattutto vista la corsa al voto a sinistra per cacciare l'odiato Berlusconi è molto probabile che alzare quel 48% sarà molto difficile, visto che tutti gli elettori a sinistra sono andati al voto, quelli che hanno latitato sono quelli a destra. I voti non li ha guadagnati Pisapia ma li ha persi la Moratti, perché? Difficile dirlo, molte le opzioni, dal candidato sbagliato, alle campagne di fango dei media, alla scarsa comunicazione del governo sul suo operato, alla stanchezza di un elettorato un pò deluso, al mancato boom della Lega, o forse tutte queste motivazioni assieme. Non è tutto perso dicevamo, sempre che l'astensionismo a destra cali e che il timore di vedere Pisapia (ciò che rappresenta più che lui in particolare) a palazzo Marino convinca anche i milanesi di centrodestra e moderati più riluttanti a votare per la Moratti.

Il segnale al governo c'è stato, ora però sarebbe masochistico andare oltre. Alla prossima.

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