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sabato 1 giugno 2013

#Lavoro impossibile: «Il problema non sono i soldi, ma la speranza». Lettera di un parrucchiere che voleva “stare tranquillo” col fisco.

Dopo la testimonianza dell'artigiano che abbiamo proposto qualche giorno in cui raccontava le sue incredibili quotidiane traversie burocratiche per riuscire semplicemente a lavorare. Oggi proponiamo una lettera di un altro piccolo imprenditore (da Tempi) che voleva fare le “cose regolari”, ma che lo Stato tratta come un “presunto evasore”.

Carissimo direttore,
Sono titolare, ahimè, di una parrucchieria da 30 anni. Ho scelto di fare questo lavoro per amore e passione ed ho anche ottenuto un discreto successo. Questo bellissimo lavoro mi ha dato modo di mantenere una famiglia, di pagare il mutuo della casa, prima, e quello del negozio, poi. Faccio una sola settimana di ferie all’anno ma non mi lamento… anzi ringrazio Dio di tanta Grazia.
Da tempo ho deciso di non evadere sulla ricevute per potere “stare tranquillo”. Anche se so che quelli che non hanno mai avuto un’attività con collaboratori assunti non capiranno, posso dire che la tranquillità l’ho persa proprio a causa di questa scelta e del fisco che dice di voler essere mio amico. Ho avuto 5 controlli “normali” in tre mesi, tutti con esito negativo; infatti mi ritrovo senza un euro in tasca a fronte di un incasso più che soddisfacente, e la prego di credermi se le dico che non faccio assolutamente, né io né i miei, una vita dispendiosa, anzi.
Per la prima volta dal 1983, quest’anno sono indietro con i pagamenti dell’Iva (aumentata dell’1 per cento) e dei MIEI contributi Inps (aumentati del 8.5 per cento, ottoemezzo!). Quelli dei collaboratori sono riuscito a pagarli utilizzando lo scoperto di conto.
La cosa che mi ferisce maggiormente è vedere l’arroganza degli addetti ai controlli che ti considerano un evasore a prescindere; un “colpevole” da stanare. Le norme della Asl sono talmente scritte male che, le giuro, se vado a chiedere (come è successo) informazioni a tre addetti ricevo tre interpretazioni diverse (e tutte con minaccia di multa se non eseguo gli ordini).
Ora vengo a sapere che le lame con le quali sfiliamo i capelli sono considerate rifiuto speciale e quindi, con un modica spesa di 400 euro l’anno, dovrò chiamare uno smaltitore ufficiale, solo dopo essermi dotato di una pennetta Usb fornitami dal servizio igiene sulla quali inserire tutti i dati dei rifiuti “altamente tossici” che posso produrre tagliando, o al massimo colorando, i capelli. Questa pennetta è fornita al prezzo di saldo di 150 euro (una tantum però!).
Se voglio proteggere la mia vetrina dal sole devo (e lo faccio) sborsare 528 euro l’anno per la tenda da esterno che, proiettando un’ombra sul marciapiede, produce un’occupazione di suolo pubblico (sic!) sulla quale si paga una tassa. Consideri comunque il fatto che sono fortunato in quanto nel mio lavoro si riscuote subito! Altrimenti…
Io non desidero fare nessuna difesa dell’evasione fiscale, ma sinceramente penso che prima di parlare di lotta all’evasione si dovrebbe parlare di una riforma generale del fisco. La pressione fiscale REALE di una piccola impresa varia dal 67 al 70 per cento (dati ufficiali) altro che 48 (magari!).
Sono sinceramente pentito della mia scelta di denunciare tutto…
Lavoro 11 ore al giorno per 51 settimane l’anno eppure non riesco a uscirne fuori. Ho ridotto al massimo le spese del negozio e della famiglia (come tanti altri) ma non basta. È avvilente avere, grazie a Dio, il locale sempre pieno e sapere che per me non rimarrà LETTERALMENTE nulla o quasi. Ho paura di incappare in un controllo da redditometro perché si sa come funziona (e chi nega vuol dire che non sa come funziona un controllo approfondito dell’agenzia delle entrate), una multa te la becchi comunque. Loro ti contestano e tu devi dimostrare (da presunto colpevole) che non è come loro suppongono. Allora, nel caso potessi spendere, me ne guarderei bene dal farlo.
Il mio non vuole essere un lamento; io non sono “disperato”. Se penso a chi un lavoro lo ha perso ed il mutuo invece è ben presente ecc… No. Io sono avvilito per come lo Stato mi costringe a lavorare, per come mi tratta (un vacca da mungere, e pure con arroganza); sono avvilito perché probabilmente a luglio dovrò chiedere un prestito per pagare le tasse e l’Imu sul locale (è triplicata).
Tornassi indietro me ne guarderei bene dal fare una scelta “di coscienza” sperando che, pagando, tutti avremmo pagato meno. Si vede bene dove finiscono i nostri soldi… altro che riduzione delle tasse.
Dopo trent’anni mi trovo di fronte ad un bivio: continuo a farmi il mazzo per nulla o magari licenzio l’ultimo assunto (che però mi è utilissimo).
Sono arrivato a questa conclusione: Un mio ex collaboratore, anni fa, è andato in Inghilterra per frequentare un’accademia e poi là (beato lui) è rimasto. Mi ha proposto di andare in quel paese (dove addirittura un parrucchiere può affittare una postazione lavoro a chi ne ha – come me – i requisiti) e lavorare di nuovo con lui e magari aprire un locale più grande (basta un permesso e 2 giorni).
Non c’è bisogno di “fare nero” perché Sua Maestà i suoi sudditi li fa campare, e se hanno, come me qui, tanto lavoro, li fa campare pure bene. Complice il costo Low dei trasferimenti aerei e considerato il fatto che ho un figlia che sta finendo la seconda media, mi farò un annetto di pendolare, tanto per sistemare le cose (con la lingua, grazie ai miei ex prof, me la cavo bene) poi mi trasferirò con tutta la baracca.
La cosa tragica sa qual è? Che il mio principale collaboratore, viste le spese, non ne vuol sapere di prendersi l’attività che lascerò qui in Italia, e non creda che gli chiedo una cifra enorme. Il problema non sono i soldi, ma la speranza. Ecco la vera tragedia: l’aver tolto ad un 24enne bravissimo, che potrebbe economicamente e tecnicamente avere qualcosa di suo nel suo paese, la speranza di poter fare il lavoro che si ama in tranquillità sapendo che ci può star bene.
Me ne andrò, porterò via le figlie da questo paese dove chi lavora rischia il “carcere” e chi delinque, chi non paga, viene protetto da mille cavilli e lentezze. Mai avrei pensato di dire a giovani che frequentano il mio negozio: “andatevene”, ma purtroppo è così ed il primo a farlo sarò io.
Ho cominciato da zero una volta e saprò farlo di nuovo, l’unica cosa che non mi deve mancare è la Speranza.
Chiedo scusa per la poca chiarezza, ma i miei limitati studi non mi permettono di far meglio.


domenica 26 maggio 2013

Quando lavorare è quasi impossibile. Carlo Negri:"Il mio calvario da artigiano: la vera impresa è lavorare".


#Testimonianza - Ripropongo una interessante lettera pubblicata oggi da Il Giornale (a questo link). A scrivere è un artigiano (Carlo Negri) che racconta le sue incredibili quotidiane traversie burocratiche per riuscire semplicemente a lavorare.

Il mio calvario da artigiano: la vera impresa è lavorare.
Ecco i cavilli, gli ostacoli burocratici e gli impedimenti dovuti a leggi ambigue 
che rendono difficile il lavoro di un artigiano.


Cominciamo con l'aspetto fiscale. Un dottore commercialista è fondamentale per la tenuta dei libri contabili e gli affianchiamo uno studio commerciale per le buste paga.

Oggi abbiamo anche il medico del lavoro, con le visite periodiche di legge. Questi mi consiglia saggiamente di farmi seguire da un ingegnere per la sicurezza. Siamo a quattro laureati, per quattro falegnami, rapporto uno a uno.

Qui comincia l'avventura. Mettiamo ordine nella formazione: un ragazzo aveva fatto il corso di pronto soccorso. «Sarebbe meglio che fossero in due, perché se uno è sul cantiere in bottega nessuno è preparato». Giusto, formiamo un secondo ragazzo: corso a pagamento in ore retribuite. Un altro ragazzo aveva fatto il corso antincendio. «Sarebbe meglio che fossero in due, perché se si ammala nessuno è preparato». Giusto, formiamo un secondo ragazzo: corso a pagamento in ore retribuite. Poi abbiamo il rappresentante dei lavoratori, lo prevede la legge, perché se un dipendente ha problemi a parlare con me direttamente, può farlo tramite il rappresentante. Giusto, formiamo un terzo ragazzo: corso a pagamento di 16 ore retribuite. Proprio in questi giorni gli è scaduto il mandato triennale, fortunatamente è stato rieletto, e così ce la caviamo con un corso di aggiornamento di 4 ore. Anch'io ho il mio bravo corso di 32 ore a pagamento (non retribuito) come responsabile della sicurezza in azienda. Con tutte queste norme meglio essere agganciati ad una categoria di settore artigiana. Giusto, iscriviamoci ad una categoria, con una modica spesa annua. Prima di cominciare a lavorare è meglio avere una copertura assicurativa, potremmo creare danni a terzi con il nostro lavoro. Giusto, stipuliamo polizze assicurative a tutela dell'attività, oltre alle Rc auto per camion e auto.

Non tocchiamo il tasto Inail: mi servono a inizio anno circa 10mila euro prima ancora di cominciare a lavorare. Sicuramente con il nostro lavoro produrremo dei rifiuti, termine che crea un brivido lungo la schiena. Una volta, per scaldarsi, si bruciavano i trucioli e il legno di scarto, oggi siamo più evoluti e dobbiamo usare il metano. Per portare i trucioli e i vecchi serramenti alla Tea, abbiamo dovuto is
criverci all'albo regionale dei trasportatori di rifiuti-propri, pagando l'iscrizione e il conferimento del materiale alla Tea. Il nostro ambiente di lavoro è principalmente la città di Mantova, meglio munirsi dei pass per il centro storico: 170 euro. Siamo riusciti a prendere una multa: situazione di pericolo in un asilo, gli operai hanno preferito il tragitto più corto per intervenire d'urgenza. Orgogliosi del servizio prestato, aver tolto i bimbi dalla situazione di potenziale pericolo, si sono dimenticati la procedura per evitare le telecamere. Risultato: 100 euro di multa.

Dispiaciuto della multa, ma orgoglioso dell'inflessibilità dei dirigenti comunali che sono stati irremovibili ma comprensivi, per ovviare a questo inconveniente, ci è stato consigliato di munirci di altri due pass, che probabilmente faremo il prossimo anno, per un totale di 370 euro. Potrei continuare ancora per pagine, elencando i fardelli che gravano su di una piccolissima impresa artigiana, ma mi sta venendo l'angoscia. Ora mi chiedo: come può un giovane pensare di intraprendere la strada di falegname artigiano? E chi lavora in proprio senza dipendenti come può pensare di assumere un operaio innescando una reazione a catena distruttiva? È vero, in Italia mancano alcune figure professionali, ma non è un caso. Se parlo con i miei colleghi l'ultima cosa che sperano è che i loro figli continuino il loro lavoro! Volevo solo fare il falegname, ma forse era meglio rimanere dipendente.

Carlo Negri






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